Londra. 1936. Lo
scozzese Cameron Mac McCabe e' direttore montatore negli studi
cinetagografici, il produttore Bloom lo incarica di tagliare
completamente la
parte della 19enne co-protagonista Estella Lamare, attrice che poi viene
trovata
morta nella sala del montaggio, dove una cinepresa automatica filma la
scena.
Potrebbero essere stati Bloom che era stato rifiutato; John Robertson,
l'esperto
di effetti speciali che aveva ideato e costruito la cinepresa, marito in
incognito di Estella, alias Esther Lammer alias Edna Lenore; la grande
star
scandinava Jensen che molte ha fatto invaghire; la bella famosa
protagonista
Maria Ray, che ricambio' e ora ricambia meno l'amore di Mac. E anche
altri,
personaggi nascosti, accuse e autoaccuse. Lo racconta lui in prima
persona
(La faccia tagliata, Shake 2009, pag. 255 euro 14,90; orig.
The
Face on the Cutting-Room Floor 1937 e 1986, trad.
Giancarlo
Carlotti). Ma lui chi e'? Scrisse un paio di altri gialli di
discreto
successo, nessuno ne sapeva niente, finche' il grande Julian Symons che
lo
apprezzava non scopri' il vero nome di Ernst Julius Bornemann, nato a
Berlino,
reichiano e comunista, esiliato politico in Inghilterra, capace di
pubblicare il
romanzo neanche 20enne, poi jazzista e sceneggiatore, a fine vita
(suicida)
sessuologo e presidente della Societa' austriaca di ricerche
sessuologiche. Un
bel tipo, un testo curioso, una sfida multipla al lettore con un
concatenarsi di
finali iconoclasti e di recensioni fasulle. Buona conoscenza di mense da
studios
e di blues.
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